Situata nelle immediate vicinanze di Lanciano, da sempre sotto l’influenza di quest’ultima, Frisa sorge su una dorsale collinare tra i terreni Moro e Feltrino.
Rinomata per i suoi vigneti e oliveti, il territorio che si estende per 11,39 Kmq è ricco di coltivazioni e nasconde dentro di se lontane origini di cui abbiamo purtroppo scarsa documentazione.
Il paese dovrebbe risalire al periodo romano, come testimoniano alcuni ritrovamenti di ruderi e qualche sporadico reperto ancora custodito dai contadini.
Ci sono tre giacimenti funerari distrutti che danno la sensazione di antichi insediamenti agricoli sul territorio frisano, mentre altri frammenti in ceramica di epoca bizantina ci testimoniano l’esistenza di un centro abitato databile tra il V e il VII secolo d.C. non solo nel comune di Frisa ma anche nella vicina frazione di Guastameroli.
 
L’origine del nome deriverebbe da alcuni termini di origine gallico-germanica come “Frichia” o “Friscium” che lasciano intendere “campagna incolta” o “eremo” cioè località non abitata (non vi erano allora i fertili campi odierni) oppure parole come “Frisch” o “Friscinga” (scrofa adulta o porco selvatico) che riconducono alla fauna del bosco. Le prime testimonianze scritte che parlano di Frisa, risalgono a dopo l’anno mille e più precisamente dal 1049 con un atto di donazione del conte Trasmondo di Cheti al monastero di S. Maria nelle Isole Tremiti.
Un documento del 1056 invece menziona Frisa e Guastameroli nel tentativo di definire i confini del bene donato; qui Trasmondo dona a Montecassino il castello di Frisa. La frazione di Guastameroli inoltre è citata nel 1087 in una compravendita tra il vescovo di Chieti e l’abate di San Giovanni in Venere. Comunque nel 1056 Frisa è chiamata castello, segno forse di una fortificazione e dalla conseguente nascita dell’abitato circostante del castello stesso che ricopre il ruolo, in questo caso, di garante della sicurezza.
 
Il 1384 è l’anno del passaggio di Frisa alla città demaniale di Lanciano, che si protrae per circa due secoli. L’intensificarsi dei rapporti, a dir la verità già esistenti tra i due paesi, porta un moderno sviluppo economico e di conseguenza alla realizzazione di opere pubbliche che vanno a completare l’assetto urbanistico. L’espansione demografica registrata nella seconda metà del ’400 e agli inizi ‘500, comporta la creazione di un nuovo quartiere (borgo) al di là della mura del castro, anch’esso protetto da adeguate misure difensive. Intanto nel 1425 la città passa nelle mani dei Caldora, e proprio a questa famiglia si presume che risalga, al periodo della signoria di Raimondo Caldora, l’angolo del palazzo Caccianini comprendente una torre addossata ad una casa con loggia, tuttora visibile nel centro del paese.
Il nome del palazzo invece è da attribuire all’omonima famiglia nobiliare e di origine lombarda, che acquista la città nel 1657 mantenendola a titolo di baronia fino all’abolizione della feudalità. Passato il periodo della peste, il paese conosce una nuova impennata demografica accompagnata da un’imponente sviluppo urbano. Nel settecento cambia così anche il paesaggio agricolo, scompare l’incolto e il bosco con la conseguente messa a coltura dei terreni ricavati.
Nel 1860 la popolazione con una votazione quasi unanime si dichiara favorevole all’unità d’Italia.
 
I monumenti di maggior interesse storico-artistico presenti nella piccola cittadina e che resistono al passare del tempo sono la chiesa di Santa Maria del Popolo, dove nell’adiacente piazza abbiamo una scultura dell’artista Antonio Di Tommaso in ricordo all’emigrante, e la chiesa dell’Assunta che custodisce affreschi risalenti al Trecento con la nota pittura di Pietro Annigoni (1910-1988).
 

Le solennità più avvertite dai frisani sono:
il 27 luglio la festa di Santa Lucia e San Pantaleone
il 15 agosto la festa dell’Assunta e poi sempre in agosto la festa della Madonna del Popolo e a settembre la festa della Madonna delle Grazie
 

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Comune di Frisa
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087258751 fax0872587535


 







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